Tempo lento

dolmen li scusi

Un giardino dove coltivare il tempo che scorre lento per chi sa impiegarlo. Il sogno di dominare il tempo ha determinato la nostra cacciata dall'Eden dell'eternità.

L'uomo del paleolitico misurava il tempo attraverso le fasi lunari, il corso delle stagioni, l'alternarsi del giorno e della notte. Allora la rappresentazione del tempo ciclico dava la certezza del ripetersi, ad intervalli regolari, degli eventi naturali.

meridiana a Leuca

Per sottolineare l'unicità di fatti irripetibili il tempo viene concepito come un rettilineo ponendo l'accento sul prima e il dopo (il tempo delle religioni monoteiste).

Tuttavia ossessionati dal prima e dal dopo lungo una linea temporale che sfugge al nostro controllo, come viaggiatori su un treno senza il manovratore, sentiamo forte il richiamo verso un Tempo ciclico scandito dal respiro di Madre Terra.

Il tempo si misura nello spazio: l'orologio scandisce il passare delle ore attraverso il movimento delle lancette nello spazio del quadrante. Allora dilatiamo lo spazio per guadagnare tempo. Nel corso dei secoli l'umanità si è ridotta a vivere in spazi sempre più angusti. Il fiato si accorcia, i battiti cardiaci accelerano: riprendiamoci il nostro tempo.

La fiaba del Giardino del Tempo

meridiana a Leuca

Un tempo c'era un giardino incantato. In questo angolo di paradiso, fiori profumati dai colori delicati, alberi sempreverdi dalle grandi chiome ed arbusti di bacche squisite, crescevano rigogliosi.

Il luogo era circondato da un muro molto alto e i bambini del villaggio cercavano da tempo il modo e l'occasione di poter entrare. Un giorno uno di loro, allontanatosi dagli altri, trova un sasso fuori posto nella recinzione. Con grande fatica lo sposta ed ecco aprirsi un varco nel muro.

gigli

Toni, così si chiama il bambino, entra prima con circospezione, poi si fa coraggio e si inoltra tra alberi di ulivo, mandorli in fiore, carrubi e lecci. I Gigli selvatici sembrano inchinarsi al suo cammino. Iris color dell'indaco gli danno il benvenuto e piccole, timide orchidee selvatiche salutano l'arrivo, dopo tanto, di un essere umano. È un pomeriggio caldo con il sole che sembra voler esaurire tutta la sua energia in questa unica giornata, le cicale assordanti ritmano con il loro canto il respiro affannato di Toni.

gigli

Si ferma rapito ad osservare una lunga colonna di formiche operose che portano provviste al formicaio. Due piccole lucertole si inseguono saltando incuranti del caldo. Ad un tratto Toni si rende conto di non udire più le grida degli altri bambini che giocano al di là del muro e pensa: — di sicuro, Luca ed Angelo sono andati alla cava.

Stanco ed affaticato, Toni si sdraia con la testa appoggiata sulle radici di un grande, vecchio albero d'ulivo. Una leggerissima brezza scompiglia le piccole foglie mostrando ora la faccia argentata ora quella verde intenso.

ulivo secolare

Piccoli punti di cielo azzurro si intravedono tra le chiome dell'albero, ad un tratto qualcuno con voce profonda dice: — mi chiamo T E M P O; ehi, tu che riposi ai miei piedi, chi sei? e come sei entrato?

Toni fa un balzo e si guarda intorno, ma non c'è nessuno, — non temere — continua la voce — non ti farò del male. Tanto tempo fa, i gigli selvatici mi hanno raccontato di un piccolo umano passato accanto a loro. Ma si sa che quelle effimere creature sono solite inventarsi delle storie per passare il tempo. Non ho creduto loro perché sono secoli che qui non viene nessuno. Infatti per molto tempo non ho visto anima viva. Ed ora tu sei qui. Ma mi vuoi dire come ti chiami?

Toni si rassegna all'idea che è proprio l'albero di ulivo a parlare oppure tutto quel sole gli ha fatto male alla testa. E poi perché quella voce è così lenta ? per dire tutte quelle parole di seguito ci ha messo una eternità!

Ora, dal momento che lui è un bambino educato, decide di rispondere: — il mio nome è Toni. C'è un buco nel muro e sono entrato, ma se ti do noia me vado subito. E poi di sicuro i gigli selvatici si riferivano a qualcun altro, visto che io sono qui solo da un paio d'ore.

tronco ulivo

Detto questo Toni si incammina verso il varco nel muro, ma con sua grande meraviglia il muro in quel punto ora è completamente crollato. Ad ogni modo esce dal giardino. Corre verso casa. Ma a poche centinaia di metri dal paese… qualcosa davvero non va. Le strade non sono più dove le ha lasciate e con grande fatica riesce ad orientarsi per trovare casa. Purtroppo degli sconosciuti abitano al posto della sua famiglia. Toni non sa cosa pensare, tutte le persone che incontra sono vestite in modo stravagante e nessuno sembra capire le sue parole.

Urla in preda alla rabbia ed allo sconforto: — dov'è la mamma? e le mie sorelline? cosa avete fatto a mio padre? e dove sono tutti quelli che conosco? perché mi guardate come se fossi pazzo e non rispondete?

Vaga per il paese disperato. Infine al tramonto, pensa di ritornare al giardino dove tutto è cominciato. Ora si può facilmente passare attraverso l'ampio crollo del muro. A fatica ritrova l'albero d'ulivo. Piange tutta la notte, implorando e pregando il TEMPO di fare qualcosa per lui. Infine esausto si addormenta.

vortice del tempo

Strane creature affollano i suoi sogni e ad un tratto proprio quando il sonno profondo lascia il posto alla veglia, sogna di aprire gli occhi e vede tutto il giardino, alberi, fiori, rocce girare in vortice, sempre più veloce e veloce e veloce. Fino al punto che ogni forma diventa informe e si mescola tutto in unica immagine: le spire del tronco di un ulivo secolare.

Sveglio, infine, alza lo sguardo e si ritrova disteso ai piedi dell'ulivo in un caldo, tardo pomeriggio. Tutto è come al principio. Il varco nel muro è tornato ad essere un piccolo buco dove Toni passa a malapena. Fuori sente Luca, Angelo e Serena urlare e litigare come sempre.

Veloce come il vento fugge dal Giardino e corre felice verso casa: tutto è come lo aveva lasciato il giorno prima. Toni salta e canta dalla gioia e la mamma lo apostrofa alterata: — ma che ti è preso? sei impazzito? sicuramente sei stato tutto il giorno sotto il sole a giocare. Fila subito a lavarti le mani per la cena.

Dopo Toni racconta la sua disavventura alle sorelle che naturalmente non credono neanche ad una parola e lo scherniscono per tutta la sera. Toni finalmente si addormenta sereno nel suo letto, sicuro che si sia trattato solo di un terribile incubo. Il mattino seguente guardandosi allo specchio scopre che i suoi occhi marroni hanno una strana luce verde-intenso e guardando attentamente le sue pupille diventano argentate come foglie d'ulivo.

Da allora Toni diventa il custode degli Ulivi del Giardino, li cura, li disseta in giugno quando il caldo si fa sentire, ascolta con pazienza i loro racconti interminabili popolati di uomini che vestono di pelli di bue e poi di antichi guerrieri a cavallo che si facevano chiamare Messapi e che popolavano la sua terra molti anni prima di lui. E poi ancora di genti che venivano da coste orientali ed occidentali del Mediterraneo.

gigli

Toni il guardiano degli Ulivi, molti anno dopo, in un pomeriggio di novembre si addormenta per l'ultima volta sulle radici del TEMPO e così nella notte egli prende le sembianze di un fungo color arancio che cresce alla base di vecchi alberi d'ulivo.

Se in una notte senza luna vi recate in un uliveto potrete notare strane, piccole forme luminescenti sotto gli ulivi secolari. È Toni che torna a trovare i suoi lenti amici.

patrizia

 

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Questa terra popolata di alberi d'ulivo secolari ha trasmesso ai geni dei suoi abitanti la conoscenza di come navigare indenni attraverso le spire del TEMPO.